ROMA - Rimarrà in custodia cautelare in carcere Salvatore Rubino, uno degli indagati dell'operazione "All In" condotta dalla Guardia di Finanza di Palermo, che a giugno 2020 aveva smantellato due organizzazioni criminali che gestivano la raccolta illegale di scommesse. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Palermo, che aveva accusato l'imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Dalle indagini, in particolare, era emerso che il boss palermitano Francesco Paolo Maniscalco, «formalmente estraneo alle attività imprenditoriali di Rubino» era di fatto coinvolto nella gestione di molteplici società di giochi e scommesse, tutte facenti capo proprio a Rubino. La Cassazione ha ritenuto «inammissibile» il ricorso dell'indagato, vista la «genericità delle censure». L'ordinanza del Tribunale, al contrario, «dà atto di numerosissimi pagamenti in contanti effettuati da Rubino a Maniscalco tramite uomini di fiducia». I giudici hanno inoltre fornito «ulteriori elementi che dimostrano la fittizia intestazione delle quote», punti «non censurati con argomenti specifici dal ricorrente». Il tutto per aggirare le «misure di prevenzione patrimoniali» a cui era soggetto Maniscalco. Per la Cassazione, quindi, rimane «l'impossibilità di escludere la permanenza di esigenze cautelari» e l'«inadeguatezza di misure diverse dalla custodia cautelare in carcere». LL/Agipro