ROMA - Migliorare le competenze degli investigatori sulla prevenzione e sull'individuazione del reato di match fixing, accrescere la conoscenza del fenomeno criminale transnazionale e rafforzare lo scambio informativo tra le forze di polizia dei vari Stati, le organizzazioni sportive e le agenzie di scommesse legali. Sono gli obiettivi del "First International Match-fixing Course for Law Enforcement", primo corso di alta formazione tenuto a Roma per gli investigatori delle forze di polizia italiane e internazionali impegnate nella lotta alla criminalità organizzata ed al riciclaggio di denaro, in relazione alla corruzione in ambito sportivo. Il meeting, ospitato dalla Direzione centrale della Polizia criminale, è coordinato dallo Scip - Servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Criminalpol con il supporto del Segretariato generale dell'Oipc Interpol di Lione: vi partecipano anche il Cio - Comitato internazionale olimpico, e la sezione Interpol - Integrity in Sport Unit. Dai lavori è emerso, tra l'altro, che “costituire un network pubblico/privato è la risposta concreta e forte nella lotta alle organizzazioni criminali”.
“La collaborazione e la condivisione con altri Stati delle informazioni e degli strumenti legislativi a disposizione, possono diventare uno scudo importante per contrastare la corruzione nello sport”, ha sottolineato il vice questore aggiunto della Polizia di Stato, Daniela Giuffrè della Sezione Interpol - Integrity in Sport Unit. Secondo Ingrid Beutler del Cio e Gennaro Capoluongo, direttore dello Scip e coordinatore dell'evento, “lo sport deve essere d'insegnamento ai giovani ed alla gente per la legalità, non può essere inquinato da fenomeni corruttivi, che ne ledono i più alti valori. Il nostro impegno, come forze di polizia e istituzioni dello sport, è costituire una rete collaborativa imperforabile proponendo anche ulteriori iniziative formative per gli attori in campo”. RED/Agipro