ROMA - Match fixing e circuito delle scommesse illegali sono facce della stessa medaglia. È il senso dell'intervento di Giovanni Emilio Maggi, di Confindustria Sistema Gioco Italia, che nel corso del seminario su corruzione e sport tenuto oggi a Roma ha illustrato la posizione degli operatori di fronte alla piaga della frode sportiva. «Fino a quindici, vent'anni fa – ha ricordato Maggi - l'area del gioco illegale era vastissima. Oggi, grazie soprattutto all'azione dei vari Governi e dei Monopoli, questo bacino si è ridotto drasticamente. La battaglia però non è ancora vinta: sul territorio restano ancora migliaia di punti vendita che operano senza alcun controllo e senza autorizzazione. Stesso discorso per il gioco online: in Italia sono arrivati i maggiori operatori internazionali, eppure esistono ancora siti che da Malta, o dall'Estremo Oriente, o dai Caraibi offrono gioco fuori controllo e senza concessione statale. Tutto questo toglie la possibilità di valutare flussi di gioco anomali, che invece nella rete legale possono essere monitorati». 
Tre le soluzioni proposte da Maggi: «In primo luogo, va perfezionata l'attività di oscuramento dei siti illegali. Secondo, la chiusura sistematica sul territorio dei punti vendita non autorizzati, e su questo non sempre c'è un coordinamento tra l'azione delle forze dell'ordine e le decisioni della magistratura. Infine, togliere la possibilità di effettuare pagamenti con carta di credito su siti di gioco illegali, ma per far questo c'è bisogno del coinvolgimento di Banca d'Italia e Abi. In alcuni paesi comunque già si fa».
MF/Agipro