ROMA - Mettere tutte le parti interessate intorno a un tavolo per uno scambio continuo ed efficace delle informazioni e delle pratiche di contrasto al match fixing: è quanto prevede già adesso il modello italiano e che può essere il punto di partenza per ogni sistema nazionale che vuole impegnarsi a limitare le alterazioni degli eventi sportivi. E' quanto ha sottolineato ad Agipronews Antonio Costanzo, Vice-chairman di Essa (European Sport Security Association), a margine dell'incontro organizzato oggi a Bruxelles "Good governance in sport & betting - a symbiotic relationship".
"Il confronto è essenziale, è stato uno degli obiettivi del convegno di oggi ed è anche alla base dei sistemi già operativi in Italia e in Gran Bretagna - dice Costanzo - in questi due Paesi sono stati sviluppati i modelli più efficaci per monitorare e contrastare le anomalie: ad esempio in Italia è proprio il Ministero dell'Interno che funziona come centro di coordinamento per tutti gli ‘azionisti’ del settore, leghe sportive, operatori di gioco e autorità di polizia. Questo non vuol dire che il sistema non sia migliorabile, ma di certo è questa la strada giusta su cui proseguire, che può limitare il fenomeno e contrastarlo seriamente".
Le piattaforme di controllo nei singoli Paesi rappresentano però solo un primo passo. "La chiave di lettura resta la collaborazione internazionale - dice ancora Costanzo - lo scambio di informazioni è determinante, visto che raramente le manipolazioni delle gare riguardano una sola nazione: magari c'è chi organizza e mette i fondi in un primo Paese, contatta dei ‘fixer’ in un secondo Stato, che si occupano di alterare i match in un terzo. Senza collaborazione e scambio diventa difficile risalire a tutti i soggetti coinvolti nelle combine. E' un fenomeno che interessa i mercati di gioco, in particolare in alcune zone dell'Asia, in cui la regolamentazione è totalmente assente, quindi le scommesse sono tutte in nero, oppure non è ancora adeguata al controllo. Il compito dell'Europa è proprio iniziare ad approcciare i regolatori di quei Paesi per mostrare le buone pratiche, iniziando la collaborazione".
PG/Agipro