ROMA - Secondo il Consiglio di Stato, poi, la limitazione degli orari a Domodossola è proporzionata anche perché comporta «il minor sacrificio possibile per l’interesse dei privati gestori delle sale da gioco in relazione all’interesse pubblico perseguito: resta consentita l’apertura al pubblico dell’esercizio», mentre sono limitati «i tempi di funzionamento degli apparecchi prevalentemente nel periodo mattutino. La ragione è comprensibile: si inducono i soggetti maggiormente a rischio ad indirizzare l’inizio della giornata verso altri interessi, lavorativi, culturali, di attività fisica, distogliendo l’attenzione dal gioco». Inoltre, la flessione delle giocate e la riduzione dei ricavi degli operatori, «non può essere ritenuta conseguenza diretta ed immediata della sola limitazione degli orari disposta dal Comune. Varie sono le circostanze idonee ad influire sul numero di giocate e, tra queste – è da sperare – anche la riduzione dei giocatori patologici che misure come quelle disposte dal Comune di Domodossola intendono conseguire». L’Amministrazione, infine, non era tenuta a coinvolgere le associazioni di settore nella stesura del regolamento: «Il Comune era libero di individuare i titolari degli interessi coinvolti dalle misure regolamentari da interpellare» e per i giudici la consultazione con le associazioni di commercio e artigianato è stata sufficiente. LL/Agipro