ROMA - Il caso Liguria è peraltro solo il primo di una serie che potrebbe rivelarsi piuttosto lunga. Presto altre leggi regionali, talvolta rese ancora più severe dal combinato disposto con i regolamenti comunali, andranno a impattare energicamente contro le autorizzazioni già esistenti. Per evitare situazioni critiche e la prevedibile teoria di ricorsi da parte degli esercenti, urge una normativa nazionale. Proprio l'obiettivo che il Governo (prima Renzi, ora Gentiloni), nella persona del sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, sta cercando da mesi di raggiungere, attraverso un piano di riordino che ancora non ha ricevuto il placet degli enti locali. La proposta di Baretta, basata sulla riduzione delle slot del 30% a cominciare da bar e tabacchi e sul taglio dei punti vendita del 50%, sembrava poter ottenere l'assenso di comuni e regioni nel febbraio scorso, ma l'opposizione improvvisa del presidente della Puglia Michele Emiliano, teso a difendere il ruolo delle tabaccherie come argine alla ludopatia, ha rimesso tutto in gioco. Oggi, con lo “strappo” di Toti, che sconfessa la legge regionale, il quadro sembra essere ancora più frammentato, anche in seno agli enti locali, e la prospettiva di un piano condiviso con il Governo pare più lontana. Eloquenti in questo senso le dichiarazioni ad Agipronews di Alessandro Aronica, vicedirettore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: «Gli operatori chiedono un quadro di certezza e di regole e hanno ragione. Ma devo ammettere che definire una cornice precisa si sta rivelando molto faticoso».

MF/Agipro