ROMA - La web tax «potrebbe essere diversamente disciplinata, prevedendo la sua applicazione già a decorrere dal 2018, ricomprendendovi tutte le transazioni digitali (quindi anche quelle commerciali e non solo i servizi) e fissando un'aliquota inferiore, pari all'1 o al 2%»: questa modifica «permetterebbe di ottenere introiti già nel 2018 e avrebbe il vantaggio di garantire un ammontare molto maggiore delle entrate previste». Lo ha detto, durante il dibattito sulla manovra in Commissione Bilancio alla Camera, il presidente e relatore Francesco Boccia (PD).
Attualmente, la legge di bilancio, nella versione approvata dal Senato, prevede «a decorrere dal 2019, un'imposta sulle transazioni digitali relative a prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici, applicabile esclusivamente nei rapporti tra imprese, con un'aliquota del 6% sull'ammontare dei corrispettivi relativi alle prestazioni medesime». Boccia ha ricordato che, «sin dall'inizio della presente legislatura era stato proposto, forzando le regole europee, di applicare l'imposta alle società aventi stabile organizzazione in Italia» e, «nel 2014, durante il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea, nel corso di una riunione dei componenti delle Commissioni bilancio dei Parlamenti dei Paesi dell'Unione europea, si era giunti alla definizione di una disciplina, simile a quella elaborata dall'OCSE e fatta propria dalla Procura di Milano». Pertanto, Boccia, «condivide la scelta del Senato riguardante l'introduzione di criteri di definizione di stabile organizzazione per le società del settore digitale».
MSC/Agipro
Legge di bilancio, Boccia (PD): «Ipotesi web tax all'1 o 2% già dal 2018 per garantire maggiori entrate»