ROMA - Il settore dell'ippicoltura sta attraversando «un lungo periodo di crisi strutturale, causato da diversi fattori, tra i quali la crisi dell'ippica e delle scommesse che l'alimentano» e «le normative Covid-19, che hanno fortemente penalizzato gli ippodromi» e «la parte turistica e sportiva dell'equitazione», ma «i recenti tentativi normativi di "spostare" l'ippica alle competenze del Coni non farebbero altro che destrutturare e dividere ulteriormente il settore, che invece ha assoluta necessità di chiarezza e di uniformità normativa». Lo ha detto Ferruccio Badi di Confagricoltura, nel corso di un'audizione, in Commissione Agricoltura alla Camera, nell’ambito dell’esame della proposta di legge sull'ippicoltura. 
MSC/Agipro