ROMA - Il settore dell’intrattenimento e delle discoteche «più di altri sta soffrendo in questo periodo di emergenza». Lo spiega in una nota SILB-FIPE, l’associazione che rappresenta la maggior parte delle discoteche in attività, un settore che vede «400mila occupati, di cui 50mila solo nelle discoteche» e che «si conferma un ottimo trampolino di lancio per ristoranti, attività commerciali e iniziative culturali». «Le nostre attività sono state oggetto di provvedimenti di chiusura prima di tutte le altre, con prospettive di apertura assolutamente incerte», spiega l'associazione, che lamenta l'esclusione delle discoteche «dal credito di imposta per botteghe e negozi, in quanto i nostri locali non rientrano nella categoria catastale C1 prevista dal decreto Cura Italia», sottolinea l'associazione che chiede «solo lo stesso rispetto riservato a tutte le altre categorie produttive e commerciali».
RED/Agipro
L'industria dell'intrattenimento tra timori e speranze, le discoteche: "Il Governo non ci escluda dal credito di imposta"