ROMA - Fuori dalla tradizionale contrapposizione tra compagnia inglese e Governo italiano, c’è poi la posizione della Commissione Europea. Secondo la memoria depositata dai legali di Bruxelles, la legge italiana è conforme al Trattato quando impone il pagamento dell’imposta a «intermediari della trasmissione dei dati di gioco per conto di operatori stabiliti in un altro Stato membro» e in solido agli «stessi operatori di scommessa». Semaforo rosso invece, secondo la Commissione, alla norma che stabilisce per il calcolo dell’imposta il triplo della raccolta media realizzata dalle agenzie statali. Questo aspetto della legge italiana infrange i principi europei di «parità di trattamento e non discriminazione». La Commissione non comprende infatti come «il fatto di scoraggiare solo le prestazioni di ricevitoria rese nei confronti di organizzatori di giochi operanti al di fuori del sistema di concessione e pertanto molto spesso stabiliti all’estero, attraverso una maggiorazione dell’Imposta Unica sulle scommesse, possa ritenersi appropriata ai fini di assicurare la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza, nonché delle fasce sociali più deboli e dei minori d’età», come aveva sostenuto il Governo italiano nelle relazioni tecniche che avevano accompagnato il provvedimento.
NT/Agipro