ROMA - «La verifica dell'identità della persona in possesso della certificazione verde ha natura discrezionale ed è rivolta a garantire il legittimo possesso della certificazione». La verifica «si renderà comunque necessaria nei casi di abuso o elusione delle norme, come ad esempio quando appaia manifesta l'incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione». Lo scrive il capo di gabinetto del ministero dell'Interno, Bruno Frattasi, nella circolare inviata a tutte le prefetture in merito alle procedure per le verifiche del Green pass, in cui si sottolinea che la verifica «dovrà in ogni caso essere svolta con modalità che tutelino anche la riservatezza della persona», prosegue la circolare. Se sarà accertata «la non corrispondenza tra il possessore della certificazione verde e l'intestatario della medesima, la sanzione risulterà applicabile nei confronti del solo avventore, laddove non siano riscontrabili palesi responsabilità anche a carico dell'esercente».
C'è «assoluta necessità che venga posta la massima attenzione nelle attività di verifica e controllo circa l'impiego effettivo» delle certificazioni verdi, «anche con specifico riferimento alle aree maggiormente interessate alla presenza di attività sottoposte a verifica», dai ristoranti ai luoghi di eventi sportivi o spettacoli, prosegue la circolare del Viminale che, riguardo ai controlli, sollecita una «apposita programmazione in sede di Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, nonché nelle discendenti pianificazioni di carattere operativo ad opera dei Questori».
MSC/Agipro