ROMA - «La ricerca approfondisce il concetto di costo sociale che fa riferimento alla perdita complessiva di benessere derivante da determinate azioni e comportamenti». Lo ha spiegato Fabio Lucchini, sociologo e ricercatore del Dipartimento Sociologia e Ricerca sociale all'Università Milano Bicocca, nel corso della presentazione della ricerca sui “Costi sociali del gioco d’azzardo problematico”, in programma oggi all’Università Milano Bicocca. Questi comportamenti - ha proseguito Lucchini - nel nostro caso li focalizziamo sul giocatore problematico e quindi non su altri soggetti che, in altre ricerche, sono inclusi, compresi i minorenni. Lo scopo della ricerca, infatti, è stimare i costi sociali del gioco d'azzardo problematico in Italia facendo riferimento ai dati 2014, anno in cui il livello assistenziale non era quello di oggi. Non abbiamo, purtroppo, dati più recenti da parte delle Regioni, ma dalle statistiche in nostro possesso possiamo dare un quadro complessivo del fenomeno, affermando che mentre in passato ci fu una sopravvalutazione dei costi sociali prodotti dal gioco d'azzardo, oggi, con l'allargarsi del fenomeno, tali costi li sottovalutiamo».

Di costi rilevanti per la Pubblica Amministrazione ha parlato la professoressa Simona Comi, del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale Università Milano Bicocca: «I costi sociali - ha spiegato - sono suddivisi in due grandi gruppi: da una parte i giocatori incidono sui rapporti affettivi e di bilancio familiare, sui rapporti con i vicini di casa e i colleghi di lavoro. Nell'altro gruppo - ed è su questo che si basa la nostra ricerca - c'è lo Stato, che affronta delle spese non indifferenti».
DM/Agipro