ROMA - "Un approccio nazionale per affrontare la dipendenza da gioco, con un modello di evoluzione continua per non perdere di vista il fenomeno". È la proposta di Stefano Vecchio, direttore del coordinamento dipendenze dell'Asl di Napoli durante il convegno su "Le strategie italiane dei servizi per il gioco d'azzardo patologico" in corso a Napoli. "L'offerta di gioco sul territorio effettivamente è capillare, ma bisogna riconoscere che la maggior parte delle persone 'mantiene il controllo'. Affrontare la dipendenza da gioco come un'emergenza rischia di relegare il giocatore patologico in uno spazio di passivizzazione e di etichettarlo come vittima", ha spiegato. Come operatori sociosanitari, "possiamo evitare questo rischio, perché ogni storia è una nuova diagnosi. Uno schema diagnostico rigido rischia di costruire traiettorie obbligatorie per i giocatori che hanno perso il controllo. Se riusciamo a individuare quei meccanismi messi in atto dai giocatori 'sociali' - che adottano strategie di autoregolazione - potremmo riuscire ad aiutare il percorso dei giocatori patologici verso un ritorno al gioco controllato", ha continuato. "Bisogna provare a mettere da parte la metafora della lotta e del contrasto per quanto riguarda il gioco patologico: piuttosto che di dipendenza preferiamo parlare di controllo e di perdita del controllo, per capire come aiutare queste persone a recuperare impegni e interessi di vita, limitando il gioco all'interno di una sfera ridimensionata della propria vita", ha concluso. MSC/Agipro
Gioco patologico, Vecchio (Asl Napoli): «Il concetto di dipendenza è da superare: parliamo piuttosto di perdita del controllo»