ROMA - La portata del mercato offshore del gioco online è maggiore nei paesi in cui il settore è meno competitivo perché sottoposto a regole più stringenti. È quanto emerge dal report commissionato dal Betting and Gaming Council (Bgc) sul gaming online illegale nel Regno Unito. Nel confronto altri paesi Europei lo studio cita i casi di Italia, Francia, e Norvegia, in cui la quota dell'offerta illegale è - secondo le stime - maggiore rispetto a quella del Regno Unito. Nel caso dell'Italia, dove gli obblighi amministrativi e tecnici degli operatori sono particolarmente severi, una quota stimata tra il 12% e il 23% dei ricavi del gioco online finisce agli operatori offshore. Nel benchmark europeo analizzato dallo studio spiccano poi i casi di Norvegia e Francia, i paesi con le maggiori restrizioni per le società di gioco autorizzate. È proprio qui che il mercato illegale trova maggiore terreno fertile: per la Norvegia si stima che gli operatori non autorizzati rappresentino il 66% dei ricavi del business legale, mentre in Francia la percentuale è del 57%. Al minimo, nonostante la crescita dell'ultimo anno, è invece il dato sul Regno Unito, dove l'imposizione fiscale è più bassa e i prodotti sono soggetti a meno restrizioni: in questo caso la quota di ricavi per il gioco online illegale è solo dell'1% sul totale. «Sebbene non sia possibile isolare l'impatto delle singole caratteristiche normative, la valutazione complessiva suggerisce che i paesi con una pervasività più ampia di gioco online illegale presentano uno o più tratti restrittivi», ha spiegato Michael Dugher, amministratore delegato del Betting and Gaming Council. «Sono consapevole che dati del genere sono scomodi per chi si occupa di contrastare il mercato nero, ma in questo modo c'è un reale pericolo di favorirlo». LL/Agipro