ROMA - La caccia è instancabile. I risultati? Assai modesti. La storia è nota: l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli pubblica ogni mese una lista con oltre 7000 siti di gioco non autorizzati, cioè privi della concessione statale, in buona parte piazzati in irraggiungibili paesi offshore, aggiungendone di nuovi, giorno dopo giorno. Un'operazione nata per creare una sorta di 'scudo' cibernetico che sappia distinguere il gioco on line autorizzato da quello non autorizzato o, peggio, illegale. Lo prevede una legge del 2006 ma l’efficacia dell’operazione è ormai quasi azzerata. Poche ore dopo l’oscuramento - secondo quanto apprende Agipronews da fonti dell’industria del gaming - i principali gestori del gioco “sporco” mandano in frantumi quello scudo, piazzando nel giro di poche ore (se non minuti) nuovi domini illegali pienamente raggiungibili dai giocatori e da quegli esercenti legali che, sottobanco, fanno business con i siti irregolari, attratti dal facile guadagno esentasse. Un fenomeno sempre più diffuso, che anche il nuovo direttore generale di Adm – Giovanni Kessler – ha illustrato due giorni fa durante un discorso tenuto in un convegno a Roma. Chi c’è dietro il business? A gestire questi “circuiti di gioco” – hanno scritto i magistrati dell’Antimafia di Palermo titolari dell’operazione “Anno Zero”, imperniata anche su questa piaga - sono gruppi di persone «organizzati secondo standard d’impresa, dotati di un ramificato sistema illegale di raccolta delle scommesse telematiche online grazie ad una rete capillare di agenzie, piccole e medie». Generalmente si tratta di un’organizzazione “a piramide”, con al vertice “il gruppo titolare di un “circuito di gioco” che si propone sul mercato web con diversi «siti “Skin” (o “pannello” nel gergo criminale)».
NT/Agipro

Gioco illegale, i Monopoli e la minaccia fantasma: così il crimine si “sovrappone” al circuito legale