ROMA - L'indagine che ha portato al blitz di questa mattina a Cosenza e in altre città italiane
riguarda un periodo compreso tra il 2017 e il 2021: secondo quanto accertato, la criminalità organizzata si sarebbe inserita nella gestione del settore dei giochi e delle scommesse nella provincia di Cosenza, in particolare nel capoluogo, attraverso la creazione di un cartello di imprese riconducibili a soggetti collegati alle ‘ndrine, che avrebbe consentito l’esecuzione di azioni punitive nei confronti di soggetti che si erano resi responsabili di tentativi di furto (attraverso manovre di alterazione nel funzionamento delle apparecchiature da gioco) nei locali controllati dalla criminalità. Inoltre, gli imprenditori “autorizzati” dalle cosche dovevano contribuire alla cosiddetta “bacinella” per il sostentamento delle famiglie dei detenuti. Scoperta anche l’intestazione fittizia delle attività economiche a 'prestanome' legati alle cosche e l’attività di usura, anche a danno di persone con problemi di dipendenza. Tra i beni sequestrati per un valore complessivo di 72 milioni di euro figurano anche 39 complessi aziendali, anche di imprese attive nel settore del gaming.
RED/Agipro
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