ROMA - I recenti incontri svolti dall'associazione dei gestori Astro in Piemonte, Liguria e Toscana «attestano come stia nascendo un federalismo del gioco lecito» e, «nei peggiori dei casi, non si riesce ancora a superare» un approccio proibizionista. Lo rileva Lorenzo Verona, responsabile per le questioni territoriali e vicepresidente dell’associazione Astro.
«Il gioco lecito genera risorse per lo Stato e oneri per gli enti locali»: in passato, non si è pensato a quanto fosse controproducente «installare ovunque e aprire ovunque», senza valutare che «a una saturazione di mercato censita sin dal 2012, dovesse seguire subito una razionalizzazione e non un’ulteriore espansione». Questo ha provocato una reazione degli enti locali, «un atto di protesta nei confronti dello scollamento centro-periferia che ha connotato le dinamiche politiche, sia in termini di priorità di spesa pubblica, sia in termini di responsabilità politiche specifiche». È nata quindi «una sorta di inconciliabilità tra chi offre gioco e chi rappresenta la zona». Per Verona, «se non si metabolizzano queste informazioni, non si comprende la genesi dell’antagonismo che si è consolidato contro il gioco lecito» ed «è inevitabile che a farne le spese siano gli operatori e i lavoratori del settore». Il futuro che attende gli operatori del settore è uno solo: «rimboccarsi le maniche per ricostruire un rapporto con il proprio territorio, per far capire che si è imprenditori normali». Di fronte al «serio pericolo» di non poter più lavorare, «la prospettiva di lavorare meno e meglio, ma in pace coi territori, diventa una scelta di intelligenza industriale, che prende atto del fatto lo Stato non è in grado di difendere il suo prodotto» e che «ai titolari delle imprese e delle attività è ancora concesso uno spiraglio per difendere localmente le aziende e il proprio lavoro».
RED/Agipro