ROMA - «Il settore giochi, di fatto, ha registrato una certa sofferenza nel periodo della pandemia: il 61% degli esercenti è molto meno soddisfatto oggi rispetto al periodo precedente la pandemia». Lo ha spiegato Ilaria Ugenti (Ipsos), durante la presentazione del rapporto sul settore del gioco, realizzato in collaborazione Luiss Business School e Ipsos nell'ambito dell'Osservatorio sui mercati regolati.
Lo studio «ci restituisce una fotografia della microimpresa del Paese: la maggior parte delle attività» prese in esame «occupano 2-3 dipendenti» - ed è facile ipotizzare che spesso «si tratti di attività a conduzione familiare». Durante e dopo la pandemia, «gli esercenti hanno cercato di mantenere invariato il numero di dipendenti, ma il 17% si è trovato costretto a ridurlo».
L'indagine si è concentrata anche sull'immagine del gioco illegale da parte degli esercenti che, per contrastarlo, oltre all'inasprimento delle sanzioni, «auspicano un'azione congiunta tra le istituzioni e le aziende che offrono giochi» e l'avvio di «azioni continuative di divulgazione di informazioni per far comprendere i danni economici per l'industria e il territorio».
MSC/Agipro
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