ROMA - «Gli apparecchi da intrattenimento sono stati oggetto del dibattito sul gioco per molti anni: dal 2019 al 2021, la raccolta totale è diminuita di 46,5 miliardi di euro» e «le entrate erariali sono diminuite di 3,5 miliardi: in pratica, in questo modo si spiega quasi tutta la perdita delle entrate erariali dell'intero comparto» giochi nell'ultimo triennio. Lo ha ricordato il professor Marco Spallone, docente di Economia degli Intermediari finanziari presso l'Università "G. D'Annunzio" di Pescara, nel corso di un'audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico.
Le motivazioni di questa flessione vanno ricercate sicuramente nella pandemia e nella chiusura dei punti fisici per diversi mesi, «che hanno spinto i giocatori verso altre tipologie di gioco, ma il calo era cominciato già prima», con «la drastica riduzione dell'offerta» cui «si è aggiunto l'incremento della pressione fiscale sugli apparecchi», ha sottolineato. «La legislazione fiscale ha avuto un forte impatto su domanda e offerta», a cui si è aggiunta la richiesta di «innovazione e ammodernamento dell'offerta» degli apparecchi, che ha comportato «una serie di investimenti difficili da affrontare per gli operatori, dal momento che la raccolta degli apparecchi stava diminuendo», ha continuato. «Al di là dei costi degli investimenti necessari - che vanno in direzione di una riduzione dell'offerta dal punto di vista quantitativo, ma di un miglioramento dal punto di vista qualitativo - la cosa più dannosa è stata l'incertezza generata tra l'approccio del legislatore nazionale e quello delle autonomie locali. L'idea di non sapere come venivano strutturati i distanziometri, come venivano individuati i luoghi sensibili e in quali orari sarebbe stato possibile giocare ha generato una forte incertezza, che ha fermato anche i bandi per le nuove concessioni. Si tratta di questioni che vanno affrontate in modo organico», ha concluso Spallone.
MSC/Agipro

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