ROMA - La Sardegna rappresenta un esempio positivo in termini di organizzazione e attività dei presìdi sanitari presenti sul territorio e dedicati all’attività di prevenzione e cura del disturbo da gioco. Lo spiega la ricerca "Oltre il Covid-19. Gioco pubblico e dipendenze in Sardegna", realizzata dall'Eurispes. Nel 2019 «sono stati poco meno di 600 i “presi in carico” dai servizi sanitari sardi per Dga; se si parametra questo dato alla popolazione dell’isola e lo si confronta con quello dei 13mila a livello nazionale, si ricava che in Sardegna viene “intercettato” quasi il doppio dei giocatori patologici rispetto alla media».

RIORDINO DELL'OFFERTA - Le indeterminatezze del quadro normativo e regolamentare e la disomogeneità che si riscontra tra gli indirizzi dello Stato centrale e quelli delle autonomie locali generano insicurezza per le imprese che legittimamente gestiscono il gioco pubblico in concessione dallo Stato», spiega l'Eurispes. Anche la Sardegna «ha bisogno di un organico riordino dell’intera offerta» di gioco, ripartendo dallo spirito» dell’intesa siglata in Conferenza Unificata nel settembre 2017. Un passaggio «essenziale per evitare le tante difformità, generate dalle legislazioni regionali e dai regolamenti comunali, che producono un’immagine del Paese eterogenea: una sorta di “federalismo del gioco” che, come è evidente, non è in grado di produrre risultati organici per l’intero Paese.

MSC/Agipro