ROMA - Anche in Sardegna, come nel resto d'Italia, «l’obiettivo di limitare il gioco patologico e problematico mediante una compressione dell’offerta - attraverso strumenti come il distanziometro - risulta sostanzialmente mancato», mentre «risultano evidenti i segnali di crescita del gioco illegale, anche in rapporto alla compressione di quello pubblico, in particolare nel settore delle scommesse e dell’online». È il bilancio della ricerca "Oltre il Covid-19. Gioco pubblico e dipendenze in Sardegna", realizzata dall'Eurispes con il contributo dell’assessorato regionale alla Programmazione e al Bilancio, con l'obiettivo di «offrire un contributo per l’individuazione di provvedimenti che siano realmente efficaci per il contrasto di tutte le forme di dipendenza connesse al gioco».
RIDUZIONE DELL'OFFERTA - La ricerca fa un bilancio dell'applicazione della legge regionale, già in vigore da due anni, che prevede limitazioni orarie e riduzione dell'offerta di gioco sul territorio attraverso lo strumento del distanziometro: una "legge-fotocopia" di quelle varate da altri enti locali. L'Eurispes rileva che, «malgrado le limitazioni degli orari e la riduzione del numero degli apparecchi Awp – che tra il 2017 e il 2018 sono diminuiti del 30% (da 13.816 a 9.671), la domanda di gioco è costante nel tempo». I dati del primo semestre del 2020 che, da marzo, ha visto la sostanziale chiusura del gioco fisico a causa del Covid-19, «attestano l’inabissarsi dei volumi di gioco». Per l'Eurispes «è plausibile ipotizzare che la domanda di gioco “compressa” dalla pandemia, si sia riversata su altri canali, quello online, ma anche sul circuito illegale, ad oggi privo di una indagine conoscitiva fondamentale per comprenderne i potenziali volumi e le relative “contromosse” che lo Stato dovrebbe adottare a tutela dei cittadini e degli interessi erariali».
MSC/Agipro
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