ROMA - Dopo un braccio di ferro con l'amministrazione comunale durato oltre un anno e mezzo, chiude la sala giochi di San Giuseppe di Cassola, in provincia di Vicenza: la società che la gestisce ha deciso di rispettare, dopo ripetute violazioni, l'ordinanza che ne imponeva la chiusura. Ora il Comune attende di riscuotere dalla società anche una sanzione di 4 mila euro, comminata lo scorso novembre per il mancato rispetto dell'ordinanza con cui la municipalità, alla fine del 2017, aveva richiesto che i locali abusivamente adibiti a sala giochi tornassero alla loro originaria destinazione commerciale. 
«La sala giochi con videolottery aveva aperto nei primi mesi del 2017 con la sola autorizzazione della Questura - ricorda l'assessore all'urbanistica Giannantonio Stangherlin -. La legge regionale 30 del 2016, tuttavia, impone a questo genere di attività, che sono quelle in cui si rischiano perdite molto elevate, di richiedere anche il nulla osta del Comune: passaggio che in questo caso non era stato fatto. Tra l'altro, per la trasformazione in sala giochi di quei locali, originariamente destinati ad un uso commerciale, sarebbe stato necessario anche richiedere all'ufficio urbanistica un cambio di destinazione d'uso». Al Comune, però, tale autorizzazione non è mai stata richiesta. «Ci trovavamo quindi a tutti gli effetti di fronte ad un abuso - prosegue Stangherlin -. Per di più lo stabile scelto si trova in un contesto residenziale incompatibile, secondo le ultime normative, con quella destinazione d'uso». Sulla base di tali inadempienze e dopo diversi tentativi di bloccare l'abuso, l'Amministrazione, a novembre di quell'anno, ha emesso un'ordinanza "per la rimessione in pristino dello stato dei luoghi". Il provvedimento comunale è stato tuttavia impugnato dalla sala, che ha continuato la sua attività anche nei mesi successivi. Dopo numerosi solleciti, lo scorso novembre è scattata quindi la sanzione, di 4 mila euro. Recentemente, gli agenti della polizia locale hanno potuto confermare che l'ordinanza è stata rispettata. Prima di porre la parola fine alla vicenda, l'Amministrazione comunale dovrà comunque attendere l'esito dei ricorsi ancora pendenti. 
RED/Agipro