ROMA -  «Le affermazioni del Procuratore nazionale antimafia sull'istituzione di un'Agenzia europea sui giochi sono illuminanti, poiché finalmente mettono l'accento sul vero problema che riguarda il settore: l'illegalità diffusa sulle piattaforme online che non sono situate nel territorio italiano». Lo ha affermato Ranieri Razzante, docente di Legislazione antiriciclaggio dell'Università di Bologna e uno dei massimi esperti del settore. «Un'authority europea non dovrebbe costituire l'ennesima burocratizzazione del settore ma, anzi, finalmente spingerebbe gli Stati che si trovano all'interno della UE e non solo ad adottare regole uniformi contro il gioco illegale», spiega. «Le mafie si stanno arricchendo nel settore del gioco, ma certamente l'infiltrazione nel settore legale è inferiore a quello che guadagnano dal gioco illegale, soprattutto quando quest'ultimo viene favorito da provvedimenti come i divieti di pubblicità e i distanziometri che - lo diciamo da anni - non hanno funzionato e hanno semmai spostato i giocatori dalle agenzie e dai punti scommesse» legali «verso i più facilmente raggiungibili e più disponibili corner della criminalità».
Inoltre in questo periodo, ricorda Razzante (che è anche consigliere per la cybersecurity del sottosegretario alla Difesa), «favorire l'online a discapito dei punti gioco fisici incrementa la possibilità di evadere le regole. Voglio ricordare che i provvedimenti esasperati di allontanamento delle persone dalle agenzie, in virtù della pandemia, hanno anch'essi spostato il margine sul gioco online e quindi hanno fatto da volano - ancorché inconsapevole - per il gioco illegale», sottolinea.

«Va salutato positivamente in tal senso anche il ritorno al limite dei duemila euro per i contanti. Una decisione che non ci pone ancora all'avanguardia in Europa ma, quantomeno, ci evita la figuraccia di essere gli ultimi al mondo per trattamento della moneta fisica, l'unica - lo ricordiamo - ammessa nel sistema ufficiale europeo in quanto coniata dalla Banca Centrale che, non a caso, ha iniziato il progetto sull'euro digitale, per disintermediare e fare concorrenza alle più pericolose criptovalute. Un provvedimento di civiltà giuridica quello che è passato ieri alla Camera e che quantomeno ripristina un minimo di legalità, perché di legalità si tratta: consentire ai cittadini italiani di utilizzare la propria moneta è principio costituzionale e non è automaticamente generatore di evasione e di riciclaggio, anche perché le statistiche ci dicono l'esatto contrario», conclude.

RED/Agipro