ROMA - Dall'introduzione delle slot legali al lancio dei mini casinò; dall'esplosione delle sale scommesse alla cosiddetta “tassa sulla fortuna”: un decennio di espansione dei giochi sul territorio nazionale viene ripercorso nella seconda puntata dell'inchiesta realizzata con il supporto di dati Agipronews da Paolo Franci per il Quotidiano Nazionale, in edicola oggi. Dopo la prima parte, pubblicata ieri e dedicata ai provvedimenti dell'era Renzi, il focus odierno prende avvio dal 2004, quando il Paese, ricorda Franci, era «un'enorme bisca clandestina», con un esercito di 800 mila videopoker che produceva miliardi in nero, appannaggio della criminalità organizzata. La situazione cambiò con la decisione del Governo Berlusconi di lanciare la rete delle slot legali, dichiarando guerra ai videopoker illegali e garantendo prezioso ossigeno alle casse erariali. «Un affarone: se nel 2003 dagli apparecchi legali l'erario incassava solo 33 milioni di euro, si arriverà fino ai 4600 milioni del 2016». 

Cambiano i Governi, non cambia l'abitudine di far cassa con il mondo dei giochi: nel 2006, il Decreto Bersani lanciò un bando di gara per l'apertura di 5000 nuovi punti scommesse e 8000 punti ippici. Nel 2009 fu ancora il Governo Berlusconi a rivoluzionare il settore con il Decreto Abruzzo emanato in teoria per aiutare la ricostruzione dopo il terremoto dell'Aquila. Arrivarono nuovi gratta e vinci, nuove modalità del Lotto e le Videolottery, attorno alle quali nacque il business delle sale Vlt, dette anche mini casinò. Risultato: oltre tre miliardi aggiuntivi all'erario.

Prima dell'era Renzi c'è spazio anche per Mario Monti: è lui a varare la tassa della fortuna, vale a dire il prelievo erariale sulle vincite superiori ai 500 euro. 

RED/Agipro