ROMA - “Gli studi che abbiamo vengono dal mondo anglosassone, ciò che emerge è che il messaggio pubblicitario è inarrestabile e sulla popolazione giovanile arriva attraverso popup. C’è la promessa di vincite e arricchimento facili, con un messaggio che lega sempre più il giocatore al gioco”.
E’ quanto ha detto Roberta Pacifici, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, nel corso del convegno “Autorità pubblica e Autodisciplina: gli strumenti di tutela nei digital media”.
“L'Italia non è stata al centro dell'analisi, ma probabilmente i dati potrebbero essere gli stessi. Un campione di 3000 persone ci ha risposto che per contrastare ludopatia al secondo posto delle soluzioni possibili c'è la limitazione della pubblicità. Un altro fronte è quello dei giochi senza utilizzo di denaro sui social gaming. E’ un territorio non governato e quindi pericoloso, non ci sono le norme che regolano la pubblicità nei media tradizionali. I dati che abbiamo oggi provengono dal Cnr, il 43 per cento della popolazione ha giocato una volta nell'ultimo anno, L'1,6 per cento ha caratteristiche di giocatore patologico”.
NT/Agipro