ROMA - «La criminalità organizzata nel Dopoguerra ha incentrato la propria attività nel contrabbando, nel pizzo, nella droga, negli appalti truccati: tutti settori in cui gira molto denaro. In questo quadro, il settore del gioco d'azzardo ha presto assunto un ruolo centrale. Quando il gioco è diventato pubblico, il volume di affari della criminalità organizzata si è fortemente ridotto: a quel punto, la criminalità - capace di adattarsi ai cambiamenti - si è infiltrata nel settore, approfittando anche di una normativa carente o insufficiente, come accade soprattutto nel gioco online, uno dei settori privilegiati della mafia 2.0». Lo ha detto Gian Carlo Caselli, già Procuratore di Torino e Palermo, membro del Consiglio Direttivo dell’Eurispes e Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie”, nel corso della presentazione della ricerca “Gioco pubblico e dipendenze in Piemonte”. «E' importante interrompere i flussi illegali che nascono nel mercato del gioco online, altrimenti è difficile solo pensare di lavorare a un recupero della legalità e delle risorse, rilanciando l'economia e lavorando verso una migliore redistribuzione delle risorse», ha concluso. «Molte regioni hanno deciso di contrarre l'offerta di gioco legale, sperando di ridurre il gioco problematico o patologico, ma il proibizionismo non è la risposta: bisogna prevenire, con campagne mirate di informazione sui rischi di tutte le dipendenze, e operare a livello culturale, soprattutto nella scuola. La repressione deve intervenire invece contro l'illegalità».
MSC/Agipro