ROMA - «Il distanziometro non mitiga la pulsione al gioco dei giocatori problematici o patologici, mentre può avere un effetto di dissuasione per quelli sociali». Lo ha detto Alberto Baldazzi, coordinatore della ricerca “Gioco pubblico e dipendenze in Piemonte”, presentata oggi a Torino. «Le Regioni hanno legiferato con un copia e incolla, agitando uno strumento legittimo ma che, abbiamo dimostrato nella ricerca, essere assolutamente inefficace». Tra l'altro, «il distanziometro non è stato validato scientificamente ed è uno strumento contraddittorio perché non ha effetti sul giocatore patologico».
L’impatto della legge regionale del Piemonte «ha generato, ad oggi, una riduzione del consumo di gioco attraverso apparecchi AWP, per altro in parte compensata dall’aumento di quello attraverso VLT e, più in generale del volume complessivo delle altre tipologie da parte del giocatore “sociale” che, in quanto tale, non è ritenuto a rischio di dipendenze, mentre il giocatore problematico o patologico non ne è stato realmente investito», spiega. «Molte Regioni hanno fatto marcia indietro, ma in Piemonte la legge regionale entrerà in vigore completamente tra 13 giorni», ha ricordato.
«L'efficacia del distanziometro produce inoltre un vero e proprio aiuto alla criminalità organizzata che, da sempre, ha allungato i propri tentacoli sul settore del gioco e delle scommesse. Il rischio della crescita dell'illegalità, dunque, non può e non deve essere sottovalutato come effetto della compressione dell'offerta del gioco pubblico», ha continuato. «Il gioco illegale sta rialzando la testa fortissimamente, è un dato di fatto, e la politica deve tenerne conto», così come «avrebbe dovuto tener conto delle conclusioni dell'Istituto Superiore di Sanità, che aveva già evidenziato l'inefficacia del distanziometro», che è «insufficiente e controproducente». MSC/Agipro