ROMA - «Esiste una domanda lecita di gioco che solo in minima parte sfocia in patologia, ma la legge 9 del 2016 ha di fatto cancellato la possibilità di giocare in Piemonte con una norma retroattiva: attraverso l’inserimento del distanziometro e di nove tipologie di punti sensibili, rende impossibile trovare altre collocazioni». Così Alessia Milesi, responsabile dell’associazione Sapar per Piemonte e Valle d’Aosta, nel corso dell'audizione nelle Commissioni Attività produttive, Sanità e Legalità, impegnate in seduta congiunta nell'esame del nuovo ddl sul gioco. «Chiediamo un approccio meno demagogico e più realistico alla questione, che va affrontata a 360 gradi e non solo andando a colpire chi gestisce le slot, perché togliendole dai bar il gioco continuerà e la domanda si orienterà allora verso il gioco illegale - ha proseguito - La strada giusta non è distruggere l’imprenditoria del territorio, con la conseguente perdita di posti di lavoro. Bisogna lavorare sull’informazione e sulla formazione dei cittadini, a partire dai giovani, rendendoli capaci di un approccio più consapevole e maturo al gioco». Milesi ha sottolineato anche la necessità di non discriminare il comparto del gioco legale del Piemonte rispetto a quello delle altre regioni. «Chiediamo che la legge 9 del 2016 venga salvata perché ha prodotto ottimi risultati per la riduzione della ludopatia», ha invece chiesto Maria José Fava, responsabile Libera Piemonte.
RED/Agipro