ROMA - «Lasciare il distanziometro 'espulsivo' così com’è significa fare un favore alla criminalità, significa aprire alla criminalità nuovi mercati sui territori. La politica non può sottrarsi a questa riflessione: è opportuno o meno - per colpa di un distanziometro scritto male - mettere per strada le migliaia di lavoratori delle realtà preesistenti del comparto del gioco pubblico della Regione? Dobbiamo avere il coraggio di superare ipocrisie ideologiche ed elitarie». Così Geronimo Cardia, presidente dell'Associazione Concessionari di Giochi Pubblici (Acadi), dal palco della manifestazione organizzata a Roma dal coordinamento Alleati per la legalità.
«Il distanziometro, per come strutturato, è solo proibizionismo» e «la scienza dimostra che non cura, né previene il disturbo da gioco» che «è un problema serissimo che merita un trattamento clinico. Gli operatori lo hanno preso sul serio, come d'altronde deve fare la politica». La soluzione, suggerisce, è «potenziare i SERD» e «prevedere risorse maggiori per il servizio sanitario regionale, oppure individuare un sistema regionale che faccia quadrato contro il disturbo da gioco», ha concluso Cardia.
RED/Agipro
Giochi, manifestazione 'Legalità Lavoro Lazio". Cardia (pres. Acadi): "Distanziometro non previene la dipendenza, bisogna potenziare i servizi sanitari"