ROMA - Il lockdown delle sale giochi non è più di diretta competenza dei tribunali amministrativi. Il cambio di rotta arriva dal Tar Lazio, con l'ordinanza che respinge il ricorso presentato da un operatore del settore. La società ricorrente aveva impugnato il Dpcm del 1° marzo, con cui era stata prolungato lo stop delle sale fino al 6 aprile. Un provvedimento «la cui efficacia è formalmente spirata», scrive il Tar nell'ordinanza, ricordando che le chiusure per le attività di giochi «continuano ad applicarsi in forza del decreto legge» del 1° aprile, quindi sulla base di un provvedimento normativo e non più amministrativo.
«Le statuizioni in questione risultano allo stato recepite da fonte di rango legislativo», precisa il Collegio della Prima sezione. I giudici sottolineano che anche il Consiglio di Stato, con varie ordinanze su altre misure anti-Covid, si è espresso «nel senso della ormai avvenuta “legificazione” dell’impugnato Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Alle disposizioni contestate si sono quindi «sostituite identiche previsioni che», all'esame della fase cautelare «appaiono avere rango primario e sono, come tali, suscettibili di rimozione solo previo incidente di costituzionalità».
LL/Agipro