ROMA - L'esclusione delle imprese di gioco dai ristori conferma «la sperequazione messa in atto dalla Regione Emilia-Romagna» nei confronti degli operatori del settore. Così l'associazione As.tro in una nota inviata al governatore Stefano Bonaccini e all'assessore al Commercio, Andrea Corsini. As.tro contesta la risposta data dall'assessore Corsini all'interrogazione del consigliere Marco Mastacchi (Rete Civica) che aveva chiesto sostegni economici per il comparto. Corsini ha tuttavia dichiarato che non sono previsti ristori per gli operatori di gioco, viste le risorse insufficienti. «Avevamo già denunciato la sperequazione messa in atto», prosegue As.tro. «Ma non ci aspettavamo di trovare conferma sul sospetto che fosse una scelta discriminatoria proprio dalle parole dell'assessore». Con risorse limitate «ci si sarebbe aspettati una ripartizione delle stesse a favore di tutte le imprese penalizzate dalle restrizioni conseguenti all’epidemia. Questa sarebbe stata l’unica opzione idonea a soddisfare il criterio dell’equità». Vista l'esclusione, per l'associazione sarebbe stato opportuno «indicare i criteri oggettivi sulla base dei quali sono state selezionate, a parità di pregiudizio subito, le imprese ritenute “meritevoli”». Il «giudizio etico» che secondo As.tro ha guidato la scelta non può «rappresentare un elemento discriminante idoneo a eludere il principio di uguaglianza». Il diniego dei ristori si aggiunge ad altri nodi critici per il comparto, tra cui le «normative regionali e comunali che stanno di fatto espellendo il settore del gioco legale dall’economia del Paese» e «l'ostracismo bancario fondato su imprecisate motivazioni “"etiche"». L'associazione auspica quindi «che in occasione di futuri interventi, la Regione possa modulare le proprie decisioni» riconoscendo al settore gioco «la stessa dignità e i medesimi principi di diritto riservati alle altre imprese».
LL/Agipro