ROMA - La prevenzione e la cura della dipendenza da gioco «si ottiene attraverso dispositivi ben diversi dal proibizionismo», e con «un intervento mirato e capillare, personalizzato sul soggetto». Lo ha detto Sarah Viola, medico psichiatra e membro del Centro Studi As.Tro, nel corso del webinar "Analisi dell’impatto sociale del settore del Gioco Pubblico nella Regione Lazio e delle conseguenze dell’entrata in vigore della Legge regionale 5/2013", promosso da Acadi. «Le sale da gioco dovrebbero diventare punti cruciali dell'informazione e della formazione sul sintomo, attraverso la creazione di eventi aperti alla popolazione e atti a fare “cultura” intorno al mondo del gioco, della ludopatia e delle dipendenze». Inoltre, «a disposizione dei giocatori andranno sempre lasciate pubblicazioni specifiche e mirate come pure contatti di professionisti e centri specializzati». Anche «le famiglie dovranno essere "arruolate" come interlocutori di una rete che dovrà unire i gestori delle sale, gli 'educatori' presenti in struttura, uno o più terapeuti di riferimento ed eventualmente il medico curante», conclude.
MSC/Agipro
Giochi nel Lazio, Viola (psichiatra): "Proibizionismo non 'cura' la dipendenza, sale da gioco fondamentali per la prevenzione"