ROMA - L'entrata in vigore della legge regionale del Lazio sul contrasto al gioco patologico, il prossimo agosto, determinerà un divieto sul 97% del territorio urbano anche per le attività di gioco esistenti e potrebbe portare alla perdita di 7mila posti di lavoro, innescando «una dinamica simile» a quella del Piemonte, «che già sta determinando pesanti effetti a livello occupazionale», e affondando «definitivamente un comparto già stremato dal lockdown». È la conclusione della ricerca elaborata da Paolo Feltrin, politologo e docente di Analisi delle politiche pubbliche all'Università di Trieste, e illustrata nel corso del webinar "Analisi dell’impatto sociale del settore del Gioco Pubblico nella Regione Lazio e delle conseguenze dell’entrata in vigore della Legge regionale 5/2013", organizzato da Acadi.
Il Lazio assicura «un gettito erariale pari a 1,1 miliardi di euro», con circa 1,8 milioni di giocatori: la Regione «rappresenta una fetta di mercato pari al 10% di quello italiano», una domanda che, «con l'abbattimento del numero di esercizi» a causa della retroattività introdotta dalla legge regionale, con un distanziometro di 500 metri dai luoghi sensibili anche per le attività già esistenti, «rischia di transitare in buona parte nelle mani della criminalità organizzata». Secondo la ricerca, «gli esercizi a rischio trasferimento nell'illegalità per effetto della norma sono circa 680» e «il gettito eluso - che diventa extra profitto degli operatori illegali - è pari a minimo 48 milioni di euro».
MSC/Agipro
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