ROMA - La Corte di Cassazione ha annullato una sanzione da 20mila euro inflitta al gestore di un internet point dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) per aver messo a disposizione dei clienti tre computer con accesso a Internet, tramite i quali era possibile collegarsi anche a piattaforme di gioco online. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del titolare dell’esercizio, basandosi sulla recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 104/2025), che ha dichiarato illegittimo il divieto assoluto e generalizzato - introdotto dal Decreto Balduzzi del 2012 - che impediva agli esercizi pubblici di installare apparecchiature collegate alla rete (come PC e totem telematici) idonee a consentire l’accesso a siti di gioco online.
In primo grado il Tribunale di Lecce aveva dato ragione al gestore, annullando la multa. La Corte d’Appello, però, aveva successivamente ribaltato la decisione, confermando la sanzione. A quel punto il titolare dell’internet point si è rivolto alla Cassazione.
Richiamando la decisione della Consulta del luglio 2025, la Cassazione ha ribadito l’incostituzionalità tanto del divieto quanto della relativa sanzione da 20mila euro. Secondo i giudici costituzionali, il divieto era infatti irragionevole e sproporzionato: equiparava situazioni tra loro molto diverse, colpiva indistintamente qualsiasi dispositivo con accesso a Internet (anche se utilizzato solo occasionalmente per il gioco), non distingueva tra piattaforme legali e illegali e comportava una compressione eccessiva della libertà d’impresa.
Alla luce dell’illegittimità della norma, la Corte di Cassazione ha quindi accolto il ricorso del gestore, annullando la sentenza della Corte d’Appello di Lecce ed eliminando definitivamente la sanzione.
FRP/Agipro