ROMA - «Quando si fanno le leggi, andrebbe valutato prima il loro impatto: la nostra ricerca dimostra che l'applicazione del distanziometro porterebbe all'espulsione del gioco legale. Se si vuole abolire il gioco legale, lo si dicesse. Ma il nostro Paese e afflitto da una doppia morale: da una parte i proventi che vengono dal gioco sono considerati utilissimi e, dall'altra, si mettono in moto meccanismi che tendono a mortificare il settore». Lo ha detto Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes, nel corso della presentazione della ricerca “Gioco pubblico e dipendenze nel Lazio”.
«Il dibattito sul tema del gioco è animato dalla questione delle dipendenze: sappiamo benissimo che il gioco presenta anche aspetti patologici e che lo Stato cerca di dare sollievo a questo problema, ma i dati inducono a ritenere che vi sia una capacità assai scarsa delle strutture di intercettare i giocatori patologici e suggeriscono che l'allarme sociale sulla dipendenza da gioco è eccessivo o sovrastimato», ha spiegato. «Non parliamo di "ricatto occupazionale", ma è miope non considerare che il settore del gioco assorbe quote rilevanti di lavoro», ha aggiunto. Infine, «più si comprime il gioco legale e più si offrono prospettive al gioco illegale, quasi sempre gestito dalla criminalità organizzata», ha concluso.
MSC/Agipro