ROMA - Centocinquanta lavoratori e imprenditori del gioco legale in piazza a Bologna, davanti alla Prefettura, per protestare contro «l'ipocrisia di Stato». La stretta normativa, cioè, varata dal governo e dagli enti locali, «che rischia di far saltare un intero settore che conta 5mila addetti nella sola Emilia-Romagna e 150mila in tutta Italia» e che «incide sull'offerta legale ma non sulla domanda, né sull'online o sui Gratta e Vinci: il timore è che, senza risolvere il problema, saltino in aria tante aziende e migliaia di lavoratori senza ammortizzatori sociali né alcuna strategia», spiega Stefano Biosa della Filcams Cgil di Bologna. «Serve una legge di settore che regolamenti il comparto a livello nazionale, già l'anno scorso ci era stata promessa senza che quella promessa fosse mantenuta. Non si può lasciare che la materia sia lasciata agli enti locali perché così non c'è unitarietà».
La Prefettura ha accettato di ricevere una delegazione sindacale: «Andremo su a spiegare le nostre ragioni: chiediamo legalità, ma chiediamo anche di tutelare i lavoratori. Questa stretta mette a rischio le sale bingo, le sale scommesse e le agenzie ippiche, alcune aperte da decenni, che sono fatte di persone formate contro la ludopatia e soggette a regole, ma ignora l'online, ad esempio, che è uno dei veri nodi della ludopatia, più soggetto a infiltrazioni malavitose. Se lo Stato vuole chiudere tutto va bene, ma allora sia così per tutti e si faccia carico dei lavoratori».
RED/Agipro
Giochi, una delegazione di sindacati in Prefettura a Bologna: "Serve una legge nazionale a tutela dei lavoratori"