Il mondo sportivo – e non solo – spinge per allentare il decreto Dignità, in modo da consentire alle aziende del gaming di sponsorizzare almeno società sportive ed eventi. Naturalmente, solo con il proprio marchio e senza alcuna forma di incentivo o promozione (come già avviene in altri paesi) di forme di gioco. Capitanio, in un'intervista esclusiva concessa ad Agipronews, chiarisce che “Le leggi le fa il Parlamento, l’Agcom è solo chiamata ad attuarle e ad indicare al decisore le eventuali criticità. Già nel 2019, l’Autorità ha sottoposto al Governo una segnalazione in cui evidenziava alcuni aspetti problematici della norma e auspicava un intervento di riforma della materia. Ritengo che quelle valutazioni siano ancora condivisibili soprattutto per quanto riguarda la poca proporzionalità del sistema sanzionatorio che limita molto il potere dell’Autorità nel modulare il “peso” della sanzione visto che il minimo comminabile è uguale per tutti ed è un valore molto alto: 50.000 euro. Pertanto, secondo la norma una piccola sala giochi che affigge un cartellone, magari di misura ridotta e nei pressi dell’ingresso, è sanzionabile come una società il cui core business è produrre video promozionali del gioco d’azzardo, diffusi anche sulle grandi piattaforme online”.
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