ROMA – Si è appena conclusa l'udienza al Tar di Trento sugli effetti della legge provinciale sul distanziometro, che prevede almeno 300 metri di distanza tra le attività di gioco e i luoghi sensibili come scuole e chiese. Gli operatori, a cui era stata notificata la chiusura, sostengono la presenza del cosiddetto “effetto espulsivo”, a causa del quale non è possibile operare in gran parte del territorio. Lo scorso ottobre il tribunale regionale aveva già chiesto a Comune e Provincia un approfondimento sulle aree in cui è ancora possibile installare apparecchi da gioco. “Abbiamo sottolineato che per il verificatore si arriva a percentuale di insediabilità del 2%, pur omettendo tante analisi, visto che il dato corretto dal Ctp sarebbe 0,97% - spiega Geronimo Cardia, avvocato degli operatori di gioco - Anche se si guarda al solo territorio urbanizzato, le percentuali sarebbero comunque contenute e si tratta di ristrette aree marginalizzate. L’offerta si è ridotta da 84 a 9 punti per la rete generalista, e da 28 a 5 per le sale. Inoltre - conclude - se si vuole considerare il percorso pedonale e non il raggio per calcolare la distanza, occorre prima verificare in concreto l'effettiva differenza tra i dati di interdizione attuali e quelli che si verificherebbero". La sentenza sul caso è attesa nei prossimi due mesi.
RED/Agipro