ROMA - Il Consiglio di Stato ha riformato una sentenza del Tar di Bolzano, che nel 2016 aveva dato ragione al gestore di una sala del capoluogo altoatesino annullando il provvedimento di decadenza dell'autorizzazione alla raccolta gioco. Palazzo Spada ha infatti accolto il ricorso in appello presentato dalla Provincia, che ha denunciato l'errore di giudizio del Tar in quanto la decadenza dell'autorizzazione sarebbe comunque scaturita dalla legge provinciale sui luoghi sensibili del 1992, secondo cui “per ragioni di tutela di determinate categorie di persone e per prevenire il vizio del gioco” l'autorizzazione “per l'esercizio di sale da giochi e di attrazione non può essere concessa ove le stesse siano ubicate in un raggio di 300 metri da istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente dai giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socioassistenziale”. Tale legge spiega poi che “per le autorizzazioni esistenti il termine di 5 anni decorre dal 1° gennaio 2011”. Nel caso rientra anche la sala in questione, ubicata vicino a numerosi luoghi sensibili come quelli già elencati. Per questo il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dell'amministrazione provinciale, riformando la sentenza del Tar.
GM/Agipro
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