ROMA - Le organizzazioni criminali mostrano una maggiore «vocazione imprenditoriale nell'economia legale» rispetto al passato: «tra le attività relativamente 'nuove' è possibile individuare il settore delle scommesse e delle sale gioco». È quanto si legge nella relazione della Commissione Antimafia, presentata dalla presidente Rosy Bindi, che fa un bilancio delle attività della Commissione in questa legislatura.
«Alla politica spetta il compito di proporre correttivi di sistema in grado di modificare i contesti di azione» delle mafie: «occorre pertanto calibrare gli strumenti di contrasto sulla base delle disfunzioni ravvisate in quei settori economici che risultano vulnerabili agli interessi imprenditoriali delle mafie», si legge nella relazione.
In Italia «non c'è settore, dal gioco legale allo sport, in cui le imprese mafiose non abbiano investito», ma le organizzazioni criminali si sono spostate anche all'estero, come ha potuto constatare la Commissione, impegnata in alcune missioni che hanno mostrato «l'infltrazione della criminalità organizzata nel settore del gioco d'azzardo e delle scommesse anche online».
A questo fenomeno, la Commissione Antimafia ha dedicato una lunga istruttoria, condotta dal Comitato sulle infiltrazioni criminali nel gioco, coordinato dal senatore Stefano Vaccari (PD), che ha portato a una relazione approvata all'unanimità dal Parlamento, i cui suggerimenti sono stati accolti anche nell'intesa tra Governo ed enti locali, siglata in Conferenza Unificata lo scorso 7 settembre. La Commissione proponeva una «revisione del sistema delle concessioni e delle licenze», l'aumento delle pene «per i reati connessi allo svolgimento di attività illecita nel settore del gioco e delle scommesse» e le sanzioni amministrative, con «una specifica attenzione sulle responsabilità dei concessionari nei confronti dei gestori dei punti gioco che commettano violazioni», un rafforzamento delle misure antiriciclaggio, un aumento dei controlli nel settore «attraverso una riduzione dell'offerta complessiva» e a una «qualificazione degli esercizi» e, infine, «interventi volti alla prevenzione della ludopatia». Il Comitato "Mafia e sport" coordinato da Marco Di Lello (PD) si è occupato anche del fenomeno del match-fixing, suggerendo - nella propria relazione conclusiva - di «rafforzare il sistema di monitoraggio sulle scommesse illegali sui siti non autorizzati o su siti stranieri» e di «vietare le scommesse sui campionati minori e limitarne le tipologie sugli altri».
MSC/Agipro