ROMA - Il sequestro preventivo di un immobile è legittimo solo se esiste una relazione specifica con il reato ipotizzato. È quanto si legge nella sentenza della Terza sezione penale della Corte di Cassazione, che ha accolto il ricorso presentato da un esercente siciliano. Il negozio del ricorrente era stato sequestrato dal Tribunale di Catania a causa della «manomissione dei sigilli apposti in occasione di un precedente controllo» su due apparecchi da gioco irregolari. Nella sentenza si legge che, in tema di sequestro preventivo, «il bene oggetto della misura cautelare reale deve caratterizzarsi da una intrinseca, specifica e strutturale strumentalità rispetto al reato commesso». Una relazione in questo caso insussistente: «Il Tribunale non spiega in cosa consista il nesso tra la violazione dei sigilli degli apparecchi oggetto di un precedente sequestro e l'intero immobile nel quale sono ubicati», si legge ancora. Inoltre «la misura risulta inadeguata, sotto l'ulteriore profilo del difetto di proporzionalità, rispetto al fine perseguito, ove si consideri che l'immobile sembra comunque destinato all'esercizio di attività commerciale, essendo adibito a centro di elaborazione dati e rivendita di oggetti di cartoleria». La sentenza del Tribunale di Catania è stata dunque annullata senza rinvio. LL/Agipro
Giochi, Cassazione: «Ok a sequestro di immobili solo se sono in relazione con il reato»