ROMA - Le vincite realizzate nei casinò dell'Unione Europea non sono soggette a tassazione. È quanto conferma la Corte di Cassazione nell'ordinanza che respinge il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro la Commissione tributaria del Friuli. La vicenda risale al 2010, quando con tre avvisi di accertamento era stata contestata a un giocatore «l'omessa dichiarazione di un "reddito diverso"», rappresentato da vincite per 735mila euro realizzate nel 2004 nel casinò di Nova Gorica.
Come chiarito dalla Corte di Giustizia europea, ricorda la Cassazione, la norma che impone la tassazione sulle vincite realizzate in case da gioco dell'Unione Europea è discriminatoria, tenuto conto che per quelle conseguite in Italia l'imposta sui redditi non è prevista. «Una normativa nazionale come quella in esame genera una restrizione discriminatoria della libera prestazione dei servizi - scrivono i giudici supremi - nei confronti non soltanto dei prestatori ma anche dei destinatari di tali servizi». Una simile norma non può essere giustificata da obiettivi di ordine pubblico, visto che «come risulta dalla giurisprudenza della stessa Corte, le autorità di uno Stato membro non possono validamente presumere, in maniera generale e senza distinzioni, che gli organismi e gli enti stabiliti in un altro Stato membro si dedichino ad attività criminali». Nemmeno la tutela della sanità pubblica costituisce una motivazione valida, visto che l'assoggettamento a imposta delle vincite estere non garantisce «in maniera coerente la realizzazione dell'obiettivo della lotta contro la ludopatia».
LL/Agipro