ROMA - Nuova tappa in Consiglio di Stato per i ricorsi contro il "distanziometro" previsto dalla legge provinciale di Bolzano, che dispone almeno 300 metri di distanza tra sale e apparecchi da gioco e luoghi sensibili come scuole e chiese. Dopo le sentenze di marzo con cui era stata confermata la legittimità della norma, gli operatori sono tornati oggi in udienza a Palazzo Spada per chiedere il processo di revocazione contro la decisione di tre mesi fa.
Il nuovo ricorso, richiamando le sentenze di marzo, deduce i vizi "di omessa pronuncia e travisamento del contenuto della consulenza tecnica d'ufficio" disposta proprio da Palazzo Spada per verificare il cosiddetto effetto espulsivo. Gli operatori, in particolare, sostengono che la sentenza di appello "si sia concentrata soltanto sui motivi di possibile incostituzionalità e anticomunitarietà, tralasciando la trattazione degli altri punti e incorrendo nel vizio di omessa pronuncia". Sarebbero dunque stati sottovalutati gli esiti della consulenza d’ufficio: la perizia, pur escludendo l'effetto espulsivo, ha però sottolineato una estrema marginalizzazione del settore, dovuta proprio alla norma sulle distanze minime, violando la normativa comunitaria sui servizi.
Il Comune ha invece sottolineato la situazione paradossale nella provincia di Bolzano: a nove anni dall'approvazione della legge regionale, cioè, la norma sulle distanze deve ancora trovare attuazione. I giudici decideranno in un paio di giorni se confermare la sospensione degli effetti delle sentenze - dunque la chiusura delle sale - e se procedere con una nuova udienza di merito contro la legge provinciale.
LL/Agipro
Giochi a Bolzano, le distanze minime tornano in Consiglio di Stato. Gli operatori: "Sottovalutata perizia su effetto espulsivo"