ROMA - «Il gioco lecito è una delle principali risorse dello Stato, ma gli enti locali lo combattono nelle maniere più stravaganti, usando degli strumenti come le distanze dai luoghi sensibili per limitarlo il più possibile». Lo ha detto Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell'Istituto Milton Friedman, nel corso del convegno dal titolo "I danni del proibizionismo in Italia - Il pericolo di uccidere il gioco lecito e l'errore di non regolamentare la prostituzione". «Il rischio del proibizionismo è distruggere un settore legale: continueremo a difendere questo presidio economico di legalità», ha sottolineato, illustrando i dati della ricerca dell'Istituto Quaeris, secondo cui «il 75% degli italiani pensa che lo Stato non faccia abbastanza per contrastare il gioco illegale e l'57% pensa che sia un pericolo», ha spiegato. Il gioco illegale «guadagna il doppio delle entrate dello Stato, e si tratta di entrate nette», ha aggiunto la sociologa e criminologa Wilma Ciocci, secondo cui «il proibizionismo assoluto e cieco non serve a nulla» e, anzi - aggiunge Alessandro Ortombina, responsabile delle Politiche Sociali dell’Istituto Friedman - «spinge molte persone anche ad attraversare il confine per andare a giocare». È necessario intervenire invece «quando qualcuno sviluppa una patologia, formando gli operatori del gioco e sanitari», ha concluso Wilma Ciocci.
MSC/Agipro