ROMA - Non si possono equiparare le imprese di gioco legale alle organizzazioni criminali, e farlo risulterebbe una scorrettezza. Così Massimiliano Pucci, presidente As.tro, in una lettera inviata oggi al quotidiano Avvenire, dopo la pubblicazione di un articolo riguardante le recenti operazioni di Adm e forze dell'ordine contro il gioco illegale. Pucci critica in particolare la chiamata in causa dell'associazione, che qualche giorno fa aveva già stigmatizzato l'equiparazione tra aziende legali di gioco e criminalità. Tale paragone, secondo As.tro, si ripete dell'articolo odierno. «Basterebbe scorrere le cronache quotidiane, per apprendere dell’esistenza di reati commessi nell’esercizio
delle attività di imprese impegnate in tutti i settori di mercato del Paese: si pensi ai reati fiscali, ai reati fallimentari, alla corruzione, alla concussione, ai reati ambientali, ecc. Questo significa che il mondo imprenditoriale italiano è interamente gestito dalle organizzazioni criminali?», continua Pucci. Il presidente precisa infine «che proprio quel quadro di regole, limitazioni e controlli che compongono il sistema del gioco pubblico legale ha consentito all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di accertare le presunte attività illecite di cui si parla nell’articolo».
RED/Agipro