ROMA - Il gioco “di Stato” ha bisogno di una tutela “seria ed effettiva sulla base della quale ottenere dallo stesso tutte le salvaguardie socio-sanitarie che in buona fede sono esigibili per rispettare il territorio e le fasce di popolazione più deboli”. È quanto ritiene l’associazione Astro in una nota nella quale manifesta perplessità per ciò che definisce “il terzo genere di operatori: dopo gli autorizzati, dopo i sanati, vengono i ‘discriminati’ che tali saranno per sempre, a prescindere da ogni nuovo bando, in quanto per sempre potenziali vittime dei posizionamenti di mercato generati dai precedenti bandi italiani censurati dalla Corte di Giustizia Europea”. Astro porta a esempio il caso delle scommesse: anche per la Cassazione Penale, si legge ancora, l’Italia è “artefice di discriminazioni già sancite a livello comunitario ai danni di imprenditori esclusi - a vario titolo - dai pregressi bandi”. Se non si trova una soluzione a questo tipo di operatori “che la Cassazione sta esonerando dalla sfera di applicazione della sanzione penale, tutto il settore del gioco pubblico rischia di ritrovarsi fagocitato: cosa fermerà la Corte di Giustizia dal ‘tutelare’ la rete parallela che in futuro aggredirà gli  altri giochi affidati in concessione con ‘discriminazione’ per gli operatori comunitari?”. Per questo l’associazione auspica una tutela più stringente per il gioco autorizzato: “Ogni altro distinguo più o meno ideologico sconterà l’esito di non raggiungere altro obiettivo se non il godimento del ‘terzo incomodo’ (il gioco non autorizzato)”. RED/Agipro