ROMA - "Tutta l'industria dei giochi deve avere interesse a dialogare e capire come vincere alcune sfide come il gioco illegale e il match fixing. Il confronto è essenziale, Stanleybet è considerata in alcuni paesi come parte del  "black market" ma in realtà è stata legittimata dal diritto europeo e da diverse sentenze della Corte di Giustizia Europea. È chiaro che qualche meccanismo di riconoscimento ancora non funziona a livello europeo". Lo ha detto Giovanni Garrisi, executive Chairman di Stanleybet, nel corso della conferenza sulla regolamentazione del gaming europeo, in corso a Malta nell'ambito delle manifestazioni per il semestre di presidenza maltese. "Serve uno sforzo di tutti per risolvere le questioni che sono sul tavolo", ha proseguito, e a proposito del tema della tutela del Trattato Ue ha specificato che "Il guardiano del trattato è la Commissione Europea ma poi c'è la vita reale. Quando abbiamo segnalato a Bruxelles possibili casi di violazione del Trattato in Germania, Italia e Grecia, la Commissione Ue mi ha risposto prontamente. In altri casi, però, neanche una parola: ma non è una sorpresa, può accadere, visto che Bruxelles parla con i governi e magari non con gli operatori. Ha un potere discrezionale ampio e qualche volta è anche parte delle cause in Corte di giustizia". Stanleybet - ha sottolineato ancora - ha operazioni in sette Paesi comunitari e non ha alcuna intenzione di spostarsi: "Vogliamo stare in Europa e cercare dei rimedi per spiegare agli stati membri che sbagliano per poi  trovare una soluzione. Spero che presto si risolva la lunga questione delle nostre operazioni retail in Italia, anche con la collaborazione dell'autorità italiana. Quello che posso dire è che - in prospettiva - lo spazio per le concessioni è finito, sono uno strumento superato e durano troppo. Ora occorre passare a un sistema di licenze, che sia al passo con le novità imposte dal progresso tecnologico". Sugli effetti della Brexit, Garrisi ha poi concluso che "Abbiamo la base a Liverpool e quindi l'argomento ovviamente ci interessa. Ma non ci sono cambiamenti per noi: le operazioni in UK possono continuare sotto la legge inglese". NT/Agipro