ROMA - «Gli operatori del gioco pubblico sono portatori di legalità», sono «il primo presidio contro la criminalità che, come in ogni altro settore, tende a sfruttare le debolezze che il sistema legale presenta» e «sono anche lo strumento per orientare la domanda di gioco verso canali equilibrati e regolamentati, in cui sia più difficile l’insorgere di dipendenze». Lo ha detto Armando Iaccarino, presidente del Centro Studi Astro, a proposito della riapertura del gioco pubblico, che «è stata affrontata con l’intenzione - neanche troppo nascosta - di approfittare della pandemia per chiudere i conti con questo settore economico», con le «polemiche sulla tempistica della riapertura, prima di altri settori più eticamente meritevoli» e con «le limitazioni all’accesso al credito per le aziende del settore anche in presenza di tutti i requisiti e le garanzie richieste». L’orientamento, sottolinea, «è chiaramente quello di cancellare progressivamente un settore dell’economia nazionale: in altre parole, siamo di fronte ad evidenti esercizi di proibizionismo».
Il gioco è «un’attività legale, riconosciuta ed autorizzata dallo Stato, che ne ha definito le regole, garantendone lo svolgimento -cioè impegnandosi per la sua parte- a fronte del rispetto di quelle regole da parte degli operatori. Per questo, come ha già detto il Presidente di As.tro, abolire la retroattività della legge regionale sul gioco, in Piemonte o in qualsiasi altra Regione in cui sia presente, costituisce un atto di civiltà giuridica». Se dovesse vincere il proibizionismo, «dopo pochi anni si tornerà a cercare una regolamentazione del gioco che ne contrasti la diffusione incontrastata ed in mano alla criminalità organizzata», spiega. «Vorrei che si uscisse dalla crociata ideologica» e «individuando misure che rendano il gioco, anche con vincita in denaro, fonte di intrattenimento, in condizioni di sicurezza e responsabilità».
RED/Agipro
Fase 3, Iaccarino (pres. Centro Studi Astro): "Stop alle crociate ideologiche contro il gioco"