ROMA - Trentacinque casi di violazione del codice anti-corruzione sono stati individuati dalla Esports Integrity Commission (ESIC), l'organismo che si occupa della protezione dell'integrity negli eventi di eSports. Obiettivo di ESIC è sostenete il programma anti-corruzione che vieta a chi partecipa agli eventi di piazzare scommesse sulle partite di cui è un giocatore. L'indagine ha riguardato principalmente campionati di Counter-Strike: Global Offensive in Europa e Nordamerica, oltre ad altri campionati e giochi. La Commissione ha scoperto casi in cui i giocatori scommettevano sugli eventi a cui prendevano parte, sia individualmente che in squadra. Dei 35 casi rilevati, 23 riguardavano giocate su partite non individuali. Le sanzioni prevedono l'esclusione da tutti gli eventi di eSports a livello mondiale dai 12 mesi (per le scommesse giocate su eventi di squadra) a 24 mesi (nei casi di partite individuali). Sono state inoltre segnalate alle autorità anche le scommesse sospette effettuate da soggetti non-giocatori.
«Siamo fermamente convinti che l'integrità degli eSports sia di fondamentale importanza per il loro futuro e la loro competitività commerciale - dichiara ESIC in una nota - La presenza di qualsiasi forma di manipolazione o di comportamenti corrotti è inoltre una grave preoccupazione per la sicurezza dei giovani, che costituiscono una considerevole percentuali dei giocatori. Di conseguenza è imperativo che tutti i soggetti interessati agli eSports assumano una posizione netta contro ogni forma di corruzione». La Integrity Commission precisa inoltre che le sue sanzioni riguardano la violazione del codice anti-corruzione, ma «non prendono posizione su possibili casi di match-fixing. Le partite segnalate sono ancora sotto inchiesta» anche da parte delle forze dell'ordine «e le sanzioni già stabilite non precludono ulteriori azioni rispetto agli eventi e ai giocatori coinvolti». LL/Agipro