ROMA - «In Italia il fenomeno è ancora agli inizi, mentre in altri Paesi si è già molto avanti. Ad esempio in Francia la Ligue 1 ha organizzato un "campionato" parallelo, giocato solo in maniera virtuale, in cui le grandi squadre hanno ingaggiato i campioni di vidoegiochi».  Così, Laura D'Angeli, esperta in gaming e fondatrice della BU Gamification di MAG, parlando degli eSports, durante il convegno "Chi scommette sugli eSports", organizzato durante la Social Media Week a Roma. A livello internazionale gli eSports, sono un fenomeno che un fenomeno «che coinvolge enormi masse di persone, sia con le piattaforme di streaming che dal vivo, nei palazzetti e dunque interessa molto alle grandi aziende: le "telco", come Vodafone e Orange o i brand come Coca Cola e Red Bull, che possono promuovere tra diverse fasce di utenti i loro prodotti» ha proseguito D'Angeli sottolineando come le fasce d'età vadano «dai 16 ai 24 anni per i giocatori» ma «fino ai 40 anni per gli spettatori». Il business degli eSports porta benefici anche alla rete retail, ha poi spiegato «penso alle catene di negozi di videogames che magari possono attirare clienti organizzando tornei nei loro punti vendita». Quanto al binomio "betting-eSports" (sui tornei di videogiochi le scommesse, in Italia, sono aperte da circa un anno) secondo D'Angeli «è difficile capire come gli elementi di socialità e interazione di questo fenomeno si possano riversare nel mondo del betting. Potenzialmente alle scommesse sui tornei di eSports possono essere interessati più gli spettatori, più vicini alla figura dello scommettitore. Le aziende dovrebbero focalizzarsi su questa figura». AG/Agipro